breve storia

A.I.D.O la sua storia

La sua storia ha inizio nel 1970 quando Giorgio Brumat frequentando per lavoro i centri di dialisi si accorse che là c’erano persone tristi e sconsolati che per sopravvivere dovevano dipendere da una macchina.

Fu cosi che decise di fare qualcosa di concreto per loro: si doveva eseguire un trapianto: questo divenne il suo obbiettivo (e ora anche il tuo!!).

E fu così che a Bergamo il 14 Novembre 1971 nacque l’associazione Donatori Organi Bergamo (DOB) con lo scopo di sensibilizzare i cittadini alla donazione d’organi.

Fu un fiorire di adesione e per questo il 26 Febbraio 1973 l’associazione si trasformò in Associazione Italiana Donatori Organi (AIDO).

Sono passati tanti anni da allora, l’associazione si è ampliata ed evoluta, ma lo spirito di donazione e d’aiuto verso il malato non è venuto mai meno.

Il logo Aido nella storia

Oggi sono molti gli organi che si possono donare trapiantare: i reni, il fegato, il cuore, i polmoni, il pancreas, l’intestino.

Ed anche i tessuti: le cornee, il midollo osseo, la cute, le vene e le arterie, le valvole cardiache, le cellule staminali le isole pancreatiche, le ossa, i muscoli, i tendini e le cartilagini.

Alcuni come rene, il fegato, il polmone e il midollo osseo possono essere donati anche da persone viventi

Gli organi che possono essere donati.

Chi è questo potenziale donatore?

E’ un individuo ricoverato in un centro di rianimazione il cui cervello ha smesso di funzionare definitivamente.

La diagnosi viene fatta da un collegio di tre medici che durante un periodo di osservazione (di almeno 6 ore negli adulti) eseguono varie prove per accertare l’assenza di funzioni vitali, tra le quali:
– Il test dell’apnea
– La stimolazione dei riflessi del tronco
– L’elettroencefalogramma

Solo dopo il periodo di osservazione, si può procedere al prelievo degli organi, che viene fatto da altri medici provenienti dai centri di trapianto a cui sono destinati gli organi.

Storia dei trapianti

Se ne trova traccia nella mitologia, in numerose leggende e in rappresentazioni artistiche.

La nascita dei trapianti viene fissata dalla tradizione nel III secolo d.C., quando i santi Cosma e Damiano compirono il miracolo di sostituire la gamba del loro sacrestano, andata in cancrena, con quella di un uomo deceduto poco prima.


Alonso de Sedano: il miracolo dei santi Cosma e Damiano, 1495 – Burgos, Spagna
In questo affresco viene descritto il miracoloso intervento di trapianto di gamba eseguito dai santi. I mantelli rossi e i cappelli richiamano quelli utilizzati dai medici del XVI secolo.

La storia scientifica dei trapianti d’organo, invece, ha inizio nel 1902, quando un chirurgo di nome Alexis Carrel mise a punto la tecnica per congiungere due vasi sanguigni.

Utilizzando questa tecnica furono eseguiti i primi trapianti di cuore e di rene su animali.

Il primo ostacolo che questi pionieri dovettero affrontare fu il rigetto: l’organismo ospite rifiutava i tessuti e gli organi estranei.

Durante la II Guerra Mondiale, il dottor Peter Medawar, eseguendo innesti cutanei in pazienti gravemente ustionati nei bombardamenti di Londra, dimostrò che l’incompatibilità era di origine genetica.

I risultati di questi studi portarono l’équipe del Prof. Murray il 23 dicembre 1954 ad eseguire il primo trapianto di rene fra gemelli identici.

Negli anni successivi furono eseguiti un gran numero di trapianti da donatore vivente, soprattutto negli Stati Uniti, con risultati soddisfacenti.

Nel frattempo si erano compiuti esperimenti di trapianto di reni da soggetti appena morti: il cosiddetto trapianto da donatore cadavere.

Nel 1965 si raggiunse la certezza che questo tipo di intervento era possibile e centri di trapianto renale si aprirono in tutto il mondo.

Da allora questi interventi furono effettuati in numero sempre maggiore e con sempre migliori risultati, fino a diventare operazioni di routine.

Nel 1963 furono eseguiti il primo trapianto di fegato dal Prof. Starzl e il primo di polmone dal Prof. Hardy. Nel 1966 i Prof. Kelly e Lillehei eseguirono il primo trapianto di pancreas e nel 1967 il Prof. Barnard il primo cuore.

I successi ottenuti in questi campi hanno generato grande entusiasmo e grandi speranze sulle potenzialità del trapianto.

L’unico rischio reale resta ancora quello del rigetto, cioè del complesso di reazioni biologiche con cui l’organismo tende a rifiutare l’organo trapiantato in quanto lo riconosce come estraneo.

In questi anni sono state sperimentate varie strategie per rendere il soggetto ricevente “tollerante” nei confronti del trapianto.

La ricerca medica continua in questo senso, anche perché il progresso dei trapianti è stato e continuerà ad essere largamente dipendente dallo sviluppo delle conoscenze in questo settore e della messa a punto di tecniche che consentano di “tipizzare” i tessuti e riconoscerne il grado di compatibilità.

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